Avalanche, stablecoin in crescita ma AVAX resta al palo: analisi di un paradosso
Il crollo di AVAX: un segnale d'allarme


Nel corso dell’ultimo anno, la rete Avalanche (AVAX) ha assistito a un’ondata crescente di liquidità sotto forma di stablecoin, registrando un incremento superiore al 70%, passando da 1,5 miliardi a oltre 2,5 miliardi di dollari in circolazione al 31 marzo 2025.
Questa crescita, evidenziata in un post ufficiale su X della fondazione Avalanche, sembrerebbe, a prima vista, un chiaro segnale di maggiore fiducia da parte degli investitori e di imminente pressione rialzista sul mercato.
Le stablecoin, come noto, funzionano da ponte tra l’economia fiat e quella crypto. Un loro aumento è solitamente interpretato come un possibile preludio a nuovi investimenti, un “colpo di frusta” positivo per gli ecosistemi blockchain che le ospitano.
Tuttavia, la situazione attuale del token nativo della rete, AVAX, racconta una realtà ben diversa.
Un aumento significativo delle stablecoin su Avalanche: e per AVAX?
Nonostante l’afflusso di nuova liquidità, il prezzo di AVAX ha seguito un trend decisamente negativo. Negli ultimi dodici mesi, il token ha perso quasi 60% del suo valore, scambiandosi intorno ai 19 dollari.
Un declino che si scontra con la crescita delle risorse stable presenti sulla rete, creando un’apparente contraddizione.
Secondo Juan Pellicer, analista senior presso la piattaforma di analisi blockchain IntoTheBlock, questa discrepanza non è così sorprendente se si considera la natura della nuova liquidità.
Gran parte dei fondi in stablecoin infatti, pare non venga attivamente impiegata nel settore della DeFi di Avalanche, che dovrebbe invece costituire il fulcro della domanda per AVAX.
Pellicer sottolinea che una “porzione sostanziale” dei nuovi afflussi in stablecoin è rappresentata da Tether (USDT) introdotto sulla rete tramite bridge, ma non realmente utilizzato.
Questi fondi appaiono più come capitali inattivi di tesoreria, piuttosto che come risorse dinamiche impegnate in attività come prestiti, swap o staking.
Le quali normalmente genererebbero una domanda diretta per AVAX, utilizzato come gas fee e collaterale nei protocolli DeFi integrati nel network.
In altre parole, la pura presenza di stablecoin non genera automaticamente un effetto benefico sul valore del token AVAX, a meno che questi fondi non vengano messi a lavoro in maniera concreta all’interno dell’ecosistema.
Incertezze macroeconomiche: un peso sull’intero mercato
Il calo di AVAX non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di correzione del mercato crypto e di crescente cautela da parte degli investitori.
L’incertezza geopolitica e le preoccupazioni economiche globali, in particolare legate alla situazione degli Stati Uniti, stanno intaccando la fiducia nei beni ad alto rischio.
Il presidente Donald Trump, infatti, ha annunciato per il 2 aprile l’imposizione di nuove tariffe reciproche sulle importazioni, una mossa pensata per ridurre l’attuale deficit commerciale statunitense stimato a 1.200 miliardi di dollari.
Questo produce una visibile pressione su mercati tradizionali e digitali, che al momento faticano a generare una chiara inversione di tendenza.
Nonostante il clima di incertezza, gli analisti della rinomata piattaforma Nansen offrono uno spiraglio di fiducia. Secondo le loro proiezioni, la probabilità che il mercato crypto raggiunga un minimo definitivo entro giugno è del 70%.
Il superamento dell’attuale fase di negoziazione commerciale, spiegano, potrebbe liberare il mercato dalla pressione psicologica che lo attanaglia e consentirgli di ritrovare una certa vitalità.
Aurélie Barthere, principale analista di Nansen, osserva come il mercato potrebbe trovare una via di ripresa non appena le tensioni legate alle trattative più difficili si saranno attenuate.
Questo processo dovrebbe fornire un ambiente più stabile per asset digitali e non, favorendo nuove ondate di fiducia e di capitale.
Mercati statici in attesa di sviluppi
Sia il mercato azionario statunitense che il comparto delle criptovalute stanno attualmente mostrando segnali di stagnazione tecnica.
Nella loro ricerca pubblicata il 1° aprile, gli analisti di Nansen evidenziano che gli indici azionari principali e Bitcoin non sono riusciti a risalire al di sopra delle rispettive medie mobili a 200 giorni.
D’altra parte, le medie mobili più brevi stanno scendendo, segnalando debolezza tecnica persistente.
Questi segnali indicano che, al momento, sia i mercati tradizionali che quelli digitali attendono una spinta esterna per rompere la tendenza ribassista.
Semplificando: nessuno vuole fare il primo passo quando l’incertezza domina, e questo si riflette pienamente anche nel comportamento degli utenti su Avalanche.
Il caso di Avalanche dimostra come l’accumulo di liquidità passiva, se non accompagnato da un reale impiego all’interno dell’ecosistema stesso, rischia di rimanere sterile.
La rete continua ad attrarre risorse, ma l’assenza di un uso attivo nei servizi DeFi sta privando AVAX di quel carburante che lo renderebbe più appetibile e valorizzato dai mercati.
Mentre gli occhi degli investitori restano puntati sui prossimi sviluppi internazionali, Avalanche dovrà affrontare la sfida di convertire la massa silenziosa delle sue stablecoin in un motore operativo, capace di rivitalizzare domanda e fiducia nel suo token.
Se saprà farlo, il suo slancio finanziario potrà finalmente trovare uno sbocco concreto. Altrimenti, si limiterà a restare un gigante liquido ma immobile, in attesa di tempi migliori.