South of Midnight Recensione: of Monsters and Men

Dopo averci fatto esplorare la Belle Epoque europea con Contrast e l’Inghilterra distopica degli anni ’60 con We Happy Few, per Compulsion Games è giunto il momento di sperimentare ancora una volta. Abbandonato il Vecchio Continente, il team di sviluppo questa volta decide di portare i giocatori nel profondo Sud americano con South of Midnight. […] L'articolo South of Midnight Recensione: of Monsters and Men proviene da Vgmag.it.

Apr 3, 2025 - 18:20
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South of Midnight Recensione: of Monsters and Men
South of Midnight Cover

Dopo averci fatto esplorare la Belle Epoque europea con Contrast e l’Inghilterra distopica degli anni ’60 con We Happy Few, per Compulsion Games è giunto il momento di sperimentare ancora una volta. Abbandonato il Vecchio Continente, il team di sviluppo questa volta decide di portare i giocatori nel profondo Sud americano con South of Midnight. Il titolo, esclusiva Xbox, è frutto proprio di quella acquisizione avvenuta nel lontano 2018 e venne annunciato in occasione dello showcase del 2023, lasciando tutti di stucco e a bocca aperta. Il breve trailer aveva infatti sorpreso con uno stile quasi fiabesco e ispirato in grande parte a giochi come la serie Alice creata da American McGee e Where the Water Tastes Like Wine.

L’arrivo di South of Midnight su console e PC è dunque un viaggio che parte da lontano. E dopo aver giocato l’avventura con protagonista Hazel, appare chiaro del perché: già, perché l’intera avventura ambientata in quella parte oscura del folklore americano, dove la maggior parte delle leggende dove le sfumature horror incontrano le tradizioni dei piccoli paesi rurali è in realtà un lungo viaggio popolato da sentimenti contrastanti e antichi misteri da svelare. E mettere tutto insieme, con un ritmo sostenuto, è stato probabilmente l’aspetto più complesso dello sviluppo, che ha richiesto ovviamente anni prima di essere completato. Un po’ come un puzzle, senza lasciare tasselli fuori posto. Tra piccoli enigmi da risolvere, combattimenti contro creature decisamente strane e un mondo popolato da personaggi difficili da dimenticare, scopriamo come si comporta l’ultima avventura del team di sviluppo nella nostra recensione.

Benvenuti nel profondo sud

South of Midnight: un lungo viaggio verso Sud

La storia di South of Midnight comincia in una classica sera americana, nella cittadina fittizia di Prospero. Hazel aspetta il ritorno di sua mamma, ma l’arrivo di un uragano sconvolge probabilmente quelli che sarebbero stati i piani per la sera. Neanche il tempo di preparare lo zaino che tra mamma e figlia scoppia una furiosa litigata, che spinge la nostra protagonista ad allontanarsi dall’abitazione per un innato senso di solidarietà. E poco prima che riesca a fare ritorno, la tempesta di abbatte furiosamente su Prospero, lasciando sgomenta Hazel, che vede la sua casa travolta dall’acqua e scomparire all’orizzonte. Vani, ovviamente, i tentativi di raggiungere la genitrice e dopo un momento di sconforto, la nostra eroina decide di mettere da parte i rancori e recarsi a casa della nonna paterna per chiedere aiuto. Quella che però appare come una semplice signora borghese, con una bella villa e addirittura la domestica nasconde però un segreto, che Hazel scopre a sue spese: dopo una notte tormentata, infatti, ci ritroviamo catapultati in quella che sembra letteralmente un’altra dimensione.

Nell’immaginario di South of Midnight, infatti, Hazel non discende da una famiglia qualsiasi. Ella è infatti una Tessitrice, dotata di un potere sovrannaturale, ovvero quello di poter sbrogliare con degli speciali strumenti i fili che ingabbiano e nascondono nemici, oltre che i traumi del passato. Questa è la premessa del nuovo gioco di Compulsion Games: nessun supereroe, nessuna eroina fuori dall’ordinario, ma più un compito ingrato quanto importante, ovvero quello di curare i ricordi, i traumi del passato e riportare ordine attraverso quelli che potremmo comunemente definire degli strumenti da cucito. Da qui inizia il nostro viaggio, che ci accompagna nelle profondità di una Prospero che non è più solo quella del nostro secolo, ma viene arricchita da spaventose creature e personaggi sui generis. A farci da guida e da narratore un gigantesco pesce gatto parlante, che nel corso dell’avventura si rivelerà forse il personaggio più “normale” e meno assurdo rispetto a quelli che incontreremo nel corso dell’avventura. Sarebbe però riduttivo parlare di South of Midnight come un semplice viaggio. Nel corso delle ore che ci accompagneranno tra agglomerati urbani e foreste, infatti, Hazel entra in contatto con una serie di dilemmi morali ed etici, che spingeranno la protagonista a cambiare spesso idea e punto di vista sugli avvenimenti legati non solo alla sua famiglia, ma anche alle storie di Prospero.

Non chiamatelo platform

A livello di gameplay, South of Midnight ha sorpreso un po’ tutti. Nelle prime ore di gioco, infatti, la nuova esclusiva Microsoft si presenta un po’ come l’Uncharted di casa Xbox. D’altronde le similitudini ci sono tutte: abbiamo una telecamera in terza persona, tanti ambienti di gioco diversi, sessioni di arrampica e parkour. Basta poco però per cambiare registro: proprio non appena abbiamo capito che tipo di gioco ci troviamo davanti, Compulsion Games ribalta completamente la situazione, aggiungendo elementi molto più affini ai platform moderni. Risulta quindi difficile inquadrare il nuovo titolo del team di sviluppo canadese in un singolo genere, ma a nostro giudizio quello di action adventure rimane probabilmente il termine che più si cuce meglio intorno all’avventura di Hazel. E ci sono ottimi motivi per considerarlo tale.

In primis, South of Midnight è un bellissimo gioco che fa dell’esplorazione il suo punto di forza. Se è vero che si tratta di un enorme corridoio, è anche vero che le possibilità di raggiungere il punto successivo per la progressione sono molteplici: Hazel può correre sui muri, sfruttare gallerie del vento, utilizzare una sorta di rampino, saltare e scalare, ma Compulsion Games è stata abbastanza brava nello sfruttare anche la tecnica del bait and switch, che spinge il giocatore verso un punto, magari convinto che sia la strada giusta ma che in realtà nasconde solo un collezionabile o un elemento di interesse e che quindi funziona come una sorta di maschera vera e propria e questo tipo di approccio è decisamente assente dai platform. Un altro elemento che tende a distanziarlo da quel tipo di genere e a renderlo più simile a un action vero e proprio è la presenza di boss e di combattimenti. Nel corso dell’avventura, Hazel si ritroverà ad affrontare una serie di nemici, denominati spettri, all’interno di mini arene che andranno ripulite sconfiggendo le varie ondate di nemici. Per rendere il titolo più interessante e aggiungere un minimo di profondità, Compulsion Games ha quindi deciso di inserire anche una serie di potenziamenti, legati ad alcuni rocchetti di filo che si troveranno in giro per tutta la mappa e per permetterci di potenziare le abilità di Hazel in combattimento. Non manca, infine, anche il companion: un piccolo peluche di nome Cruton, che può essere mandato in esplorazione nei luoghi più difficili da raggiungere e proseguire così nel gameplay oppure come alleato in un vero e proprio combattimento, a esclusione delle boss-fight.

Oltre al combattimento e al level design, South of Midnight ha un altro, grande pregio: quello di immergere completamente il giocatore grazie a una colonna sonora che richiama un jazz deliziosamente vintage. Tutti i brani, composti da Olivier Deriviere sono una vera e propria meraviglia per le nostre orecchie e che ci aiutano a immergerci ancora di più in quella che a oggi possiamo considerare forse una tra le più belle fiabe nel mondo dei videogiochi. Senza il comparto sonoro, infatti, l’avventura di Hazel probabilmente perderebbe gran parte della sua particolare immersività, rendendoci di fatto davanti solamente a un gigantesco film in stop motion ma senza particolare colpi di genio.

Il combat system e i nemici sono la parte più debole di South of Midnight

Si poteva osare di più?

South of Midnight è un bel gioco e forse, almeno per il momento, si tratta della seconda produzione più originale e caratteristica di Xbox (la prima rimarrà probabilmente Pentiment, almeno per molto altro tempo). L’opera di Compulsion Games è un vero e proprio tributo a quell’America ricca di folklore ed è stato caratterizzato decisamente bene, tanto da averci stupito su più fronti proprio per come è stata realizzata a livello tecnico e grafico. La domanda che ci poniamo, alla fine della nostra avventura, è una sola: può un gioco del genere essere stato concepito come un semplice racconto del profondo sud statunitense oppure si poteva fare qualcosa di più? Perché purtroppo, i limiti e i difetti della produzione sembrano proprio risiedere in una sorta di stanca del team di sviluppo o forse più da uno sforzo mancato, quasi come si fosse dato forfait su quell’ultimo chilometro di una maratona che si poteva chiudere tranquillamente tra i vincitori di una medaglia. Il difetto più grande resta quello legato ai combattimenti: South of Midnight non brilla quasi mai e nessuna battaglia, nessuno scontro resterà veramente nella memoria dei giocatori, neanche le boss-fight. Le opzioni sono estremamente limitate, il moveset di Hazel veramente scarno e il design dei nemici, a differenza di quello degli altri personaggi, è in realtà decisamente poco ispirato e quasi stancante. L’idea di affrontare i vari encounter solamente all’interno di alcune micro aree, seppur legate in qualche modo anche alla storia e all’obiettivo della protagonista, preclude qualsiasi tipo di effetto sorpresa e spinge il giocatore a muoversi per trovare il prossimo scontro. Per quanto riguarda invece le sfide con i boss di fine capitolo, anche in questo caso ci troviamo davanti a battaglie ripetitive, poco convincenti e ispirati, ancora più limitate delle normali sezioni action.

Al di là del combat-system, anche la ripetitività di certi puzzle ed enigmi si fa sentire. Le idee di fondo non sono mal realizzate, ma spesso South of Midnight ne abusa. È divertente spostare oggetti o farli materializzare, ma il sistema continua a ripetersi, come un pattern vero e proprio, come se ogni enigma fosse stato realizzato in sequenza e non ci sia stato il tempo o l’opportunità di creare qualcosa di diverso. In poche ore abbiamo visto tutta quanta l’offerta ludica del gioco Compulsion Games è questo ci rammarica abbastanza: sulla carta, infatti, il potenziale era ben maggiore, soprattutto visto l’impianto narrativo e il design decisamente particolare e sopra le righe. Molto bene, invece, il comparto tecnico, che diventa un po’ spigoloso in un preciso capitolo della storia, ma che poi riesce a recuperare, garantendo comunque un frame rate stabile e senza troppi cali o freeze.


South of Midnight è una bellissima produzione, un videogioco di valore che viene però frenato da alcune scelte di design non proprio chiarissime e da un gameplay che mostra incertezze su più fronti, oltre che poco brillante e vasto. I piccoli difetti elencati sono però presto dimenticabili grazie a un mondo di gioco colorato, unico e con una fortissima identità, elemento non scontato nella marea delle produzioni odierne. Il viaggio nel profondo sud di Compulsion Games vale sicuramente il prezzo del biglietto, a patto ovviamente di rendersi conto di trovarsi davanti a un’avventura che fa della narrativa e dell’estetica i suoi punti di forza, a discapito del gameplay e della complessità.


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