The Last of Us Parte II su PC: vale la pena recuperare un videogioco tra i più controversi e impattanti della storia?

The Last of Us Parte II Remastered debutta su PC: porting riuscito, nuove modalità, narrativa intensa. Scopri se oggi vale ancora la pena giocarlo.L'articolo The Last of Us Parte II su PC: vale la pena recuperare un videogioco tra i più controversi e impattanti della storia? sembra essere il primo su Smartworld.

Apr 3, 2025 - 18:13
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The Last of Us Parte II su PC: vale la pena recuperare un videogioco tra i più controversi e impattanti della storia?

Ogni volta che un gioco PlayStation arriva su PC, la domanda è sempre la stessa: ma gira bene?

Nel caso di The Last of Us Parte II Remastered, la risposta è , ma con qualche precisazione. Non è un porting perfetto per chiunque, ma è senza dubbio uno dei più completi visti finora dalla console di Sony.

Il lavoro è stato curato da Nixxes Software insieme a Iron Galaxy Studios, e l'impronta è quella giusta: scalabilità e flessibilità. Ci sono preset grafici che vanno da "molto basso" a "molto alto", con risultati visivi sempre buoni. Chi ha una configurazione recente, con una GPU moderna e una CPU adeguata, può spingere il gioco al massimo, sfruttando il supporto a DLSS 3, FSR 3.1 e 4.0, e Intel XeSS.

Noi ci abbiamo giocato su un Intel Core i5-11600K, con 16 GB di RAM e GPU NVIDIA GeForce RTX 4070 Super, sempre a risoluzione 4K (per la verità un pelo oltre: 3.840 x 2560 pixel) con DLSS su qualità e dettagli su "alto", con un frame rate quasi costante di 60 fps.

Per uno specchietto completo dei requisiti minimi, consigliati, elevati, o molto elevati, potete fare riferimento all'immagine qui sotto.

Ai livelli di qualità più alta, il dettaglio delle texture rasenta il fotorealismo, soprattutto sui protagonisti. Tanto per fare un esempio maniacale, si possono vedere le suole delle Converse di Ellie e corrispondono ovviamente a quelle delle scarpe originali. Sia chiaro poi che anche gli ambienti sono sempre straricchi di dettagli, sia negli oggetti interattivi, come il fogliame, che in quelli più statici, come le tante auto arrugginite sparse per le strade.

A questo proposito, è proprio girellando per le città che ogni tanto si osserva qualche riflesso sbagliato, qualche sbrilluccichio di troppo, che poi, quanto ti avvicini, viene corretto. Piccolissime sbavature su un'esperienza grafica che altrimenti è davvero appagante, e non mostra il segno degli anni, anzi.

Il rovescio della medaglia è che tutto ciò  rende il gioco mediamente sempre pesante, il che in fondo è anche una buona notizia, perché significa che le prestazioni sono di fatto piuttosto costanti. Sono inoltre rari i momenti in cui ci sono tantissimi nemici tutti assieme a schermo, quindi in generale non è facile imbattersi in situazioni in cui il drop frame diventi un problema (ma qualcuna c'è).

L'ulteriore buona notizia è che chi ha un PC più vecchio dovrà abbassare qualche opzione, ma il titolo rimane comunque ben giocabile, soprattutto sfruttando l'upscaling (dove possibile).

Lato tecnico, c'è poi tutto quello che serve:

  • supporto ai monitor widescreen e ultrawide
  • supporto HDR
  • supporto DirectStorage, per velocizzare i caricamenti
  • supporto completo al controller DualSense di PlayStation

Anche il menu grafico è ben strutturato e capillare, con tante opzioni di personalizzazione e soprattutto con indicatori chiari per far capire se siamo già al livello massimo o se un dato parametro può ancora essere migliorato.

Controlli

Il gioco è pensato per essere giocato con qualsiasi periferica, e l'implementazione è ben fatta. I controlli da mouse e tastiera si lasciano configurare in dettaglio, ed è ovviamente possibile personalizzare ogni tasto.

Si capisce comunque che è un gioco inizialmente pensato per console, ovvero per essere giocato con un controller (cosa che è ovviamente possibile, anche con quello originale Sony).

Ci sono infatti diversi tasti da premere, a volte contemporaneamente, dalla creazione degli oggetti al cambio di equipaggiamento, passando per i controlli di movimento, e nelle situazioni più concitate, quelle in cui dobbiamo agire in fretta, l'adrenalina rischia di farci confondere un po'.

D'altro canto la mira tramite mouse è una cosa che i giocatori PC adorano, e chi non sia abituato a usare un gamepad per mirare avrà senz'altro difficoltà nell'usarne uno. E siccome in The Last of Us ogni proiettile conta, è bene fare il possibile per non sprecarli, anche perché, fintanto che non migliorerete un po' di talenti / armi, la mira non sarà comunque impeccabile.

Chi si appresti a giocare a The Last of Us Parte II oggi, su PC, senza averlo mai giocato prima e senza aver memorizzato spoiler di rilievo nel corso degli ultimi 5 anni, dovrebbe chiudersi in una stanza e completare il gioco tutto d'un fiato, per evitare di rovinarsi in qualche modo la trama proprio adesso.

TLOU II è un storia che colpisce, ancora, sempre e comunque.

È impossibile restare indifferenti a un titolo del genere, ancor di più di quanto lo sia stato per il primo capitolo, che per quanto crudo e realistico era anche abbastanza prevedibile.

The Last of Us Parte II mette subito in chiaro una cosa che forse si poteva intuire fin dall'inizio: Ellie è la vera protagonista della storia, non Joel. Una storia cruda, intensa, costruita per mettere in crisi il giocatore più che per compiacerlo.

E allora chi cavolo è questa Abby, che possiamo controllare fin dalle prime battute del gioco, ma che è palesemente un'antagonista? Lo sarà davvero? E perché io, giocatore, ho contribuito al successo di un personaggio che, almeno inizialmente, non puoi non odiare?

Del resto ci si affeziona ai protagonisti di un videogioco, perché in un certo senso siamo noi. Siamo noi che li abbiamo condotti lungo la loro avventura, a dispetto di quanto cruenta possa essere. E la presenza di Abby è lì proprio per insinuare un dubbio: siamo sicuri che Joel ed Ellie siano "i buoni"? E qual è il confine tra bene e male in un mondo allo sbando come quello di TLOU? Dove finisce la giustizia e dove inizia la vendetta?

Eppure forse, e sottolineiamo forse, alcune delle scelte più discusse, adesso, nel 2025, possono risultare meno provocatorie e quindi più coerenti con la trama e con l'evoluzione dei personaggi stessi. Si nota di più il lavoro di regia, la recitazione, il modo in cui il gioco costruisce certi climax e poi li smonta. E ti smonta.

Gameplay che tiene, ma con qualche limite intrinseco

Il sistema di gioco è quello di un survival action in terza persona classico ma rifinito: stealth, sparatorie, crafting, esplorazione. Tutto gira con precisione, anche nei momenti più tranquilli, in cui i dialoghi tra i personaggi presenti in gioco sono così naturali e realistici da rendere ancora più umani i protagonisti e ancora più credibili e si ha sempre la sensazione di avere il controllo. I combattimenti ravvicinati sono ancora tra i più brutali e fisici mai visti in un videogioco.

E quando il gioco spinge sull'adrenalina, lo fa bene. A tratti benissimo.

Ti rilassi preparandoti a modificare le armi in uno dei banchi da lavoro sparsi per il mondo di gioco e vieni aggredito prima ancora di poter cominciare a pensare quale fucile migliorare. Così, di botto, magari mentre avevi allontanato un attimo le mani dalla tastiera, per ragionare con calma prima di procedere.

Rimane lo stesso limite, o forse sarebbe meglio dire vincolo, del precedente capitolo: la struttura è molto guidata. Le mappe sono ampie ma chiuse, la progressione è lineare, e non c'è spazio per la libertà che molti giocatori PC si aspettano da titoli più moderni.  Non è un open world in nessun modo, per quanto l'esplorazione sia fondamentale per accaparrarsi tutte le scorte (spesso) necessarie alla sopravvivenza. 

Tecnicamente solido, artisticamente sopra la media

Sul piano visivo, il gioco regge ancora bene, e le migliorie tecniche della versione PC rendono il mondo di The Last of Us ancora più cupo e vivo. Ma forse sarebbe meglio dire morto.

L'aspetto artistico fa davvero la differenza in un titolo del genere. Gli ambienti sono curatissimi, le animazioni sono fluide, la regia sa quando rallentare (bellissimo il flashback di Ellie e Joel al parco dei dinosauri, per quanto praticamente privo di azione) e quando colpire duro.

Non siamo davanti a un titolo pensato per mostrare i muscoli delle ultimissime GPU, ma lo stile visivo, la coerenza estetica e l'atmosfera fanno ancora il loro sporco lavoro e lo fanno meglio di tanti giochi più recenti.

L'uscita di The Last of Us Parte II Remastered su PC adesso non è casuale. È una mossa strategica, pensata per incrociarsi, quasi al millimetro, con l'arrivo della seconda stagione della serie TV HBO, fissata per il 13 aprile 2025. Il gioco, invece, sarà disponibile già oggi, 3 aprile.

E questo solleva una domanda molto scontata: vale la pena giocare prima di guardare, o meglio il contrario?

Chi si sia avvicinato al gioco con la prima stagione della serie TV sa già che The Last of Us non è solo zombie e sparatorie. È una storia intensa, dura, spesso spietata, che ci costringe a riflettere su degli imperativi morali che possono sembra scontati nel mondo di oggi, ma che non lo sono in quello del gioco.

Chi però scegliesse di viverla la storia di Ellie in prima persona, e non solo di guardarla, scoprirà che il videogioco riesce ad andare anche oltre.

Le emozioni, le pause, i silenzi, la rabbia: tutto viene filtrato attraverso il pad, non solo attraverso lo schermo. E questo cambia completamente l'impatto. La storia si subisce, si vive, si digerisce lentamente.

Il secondo capitolo, in particolare, è più lungo, più frammentato, più spigoloso. E per quanto vorremo gridare "no!" in certi momenti, la trama prende comunque delle scelte molto forti al posto nostro, che potrebbero sorprendere anche chi pensa di sapere già cosa lo aspetta.

E proprio per questo, il nostro consiglio è quello di giocare a The Last of US Parte II prima della serie.

In entrambi i casi, subirete degli spoiler, questo è ovvio. Ma qui la questione non è solo narrativa, anche perché non sappiamo quanto fedelmente la seconda stagione seguirà il videogioco. Il valore sta tutto nell'esperienza diretta.

Capire i personaggi, esplorarne i tormenti, viverne le contraddizioni: sono cose che il videogioco trasmette in un modo che nessuna serie TV, per quanto ben fatta, potrà mai riuscire a veicolare. Il mezzo diverso fa la differenza.

E poi, chi gioca ora si porta avanti: avrà una visione più completa della trama, potrà riconoscere i passaggi chiave nella serie e magari apprezzare ancora di più il lavoro di adattamento, o anche le piccole libertà che gli sceneggiatori senz'altro si prenderanno.

Del resto varrebbe la stessa cosa se al posto del gioco ci fosse un libro. L'originale vince sempre, a parer nostro.

TLOU II non è un titolo per tutti. Non lo era nel 2020, e non lo è nemmeno oggi. Per di più costa 50 euro, quindi chi sperava in uno "sconto anzianità" rimarrà deluso. 

Se cerchi una storia che lascia il segno, sei nel posto giusto. Ma devi essere pronto a non gradire ogni scelta dei protagonisti.

Al netto della trama, chiariamo che il gameplay non è da meno. Siamo davanti a un survival action in terza persona solido, con stealth, sparatorie e crafting ben calibrati. I momenti di esplorazione ci sono, ma non sono frustranti e soprattutto non sono mai prevedibili: la sorpresa è sempre dietro l'angolo.

Il ritmo viene poi mantenuto molto bene: non vuol dire che ci sia sempre tensione, vuol dire che, anche dopo diverse ore di gioco, le meccaniche non diventano regolari e ripetitive, anche perché la varietà di nemici e situazioni è molto buona. E per di più il personaggio giocante non è nemmeno sempre lo stesso, il che introduce ulteriore variabilità.

Se l'hai già finito su PlayStation, non aspettarti (troppe) sorprese.

Oltre al gioco base, che i proprietari della console Sony già conosceranno, ci sono alcune modalità aggiuntive che probabilmente non valgono l'acquisto del gioco di per sé, ma almeno aggiungono qualcosa in più.

  • Senza ritorno: questa modalità roguelike a incontri casuali include livelli generati casualmente, con gli stessi nemici e personaggi (sbloccabili) della storia principale. Bisogna essere ben allenati per sopravvivere alle ondate di nemici e ai boss fight. Una sorta di sfida arcade, intensa e rigiocabile all'infinito. Finché non stanca.
  • Livelli perduti: sono le versioni preliminari di 3 livelli tagliati durante lo sviluppo del gioco, pertanto possono essere incompleti in qualche parte, ma almeno consentono uno sguardo ancora più approfondito sul mondo di gioco (in più c'è anche il commento opzionale degli autori).
  • Suona sta chitarra! Dedicato a chi ha amato gli intermezzi musicali, il mini-gioco relativo è disponibile per strimpellare liberamente, usando per di più diversi strumenti sbloccabili. Carino da prova, ma probabilmente nessuno ci perderà le giornate.

La modalità No Return, le Lost Levels, il Guitar Free Play, i commenti degli sviluppatori, skin extra e nuove opzioni grafiche. Tutto interessante, ma niente di rivoluzionario.
Chi ha già completato il gioco su console difficilmente troverà motivi forti per ricomprarlo. È una versione pensata per chi arriva ora, non per chi vuole rifarlo da capo.

Se non l'hai mai giocato, e ti piace il genere, cosa cavolo stai aspettando?

E qui arriviamo al punto. Se sei uno di quelli che non ha mai avuto una PlayStation, o se ti sei avvicinato alla saga grazie alla serie TV, o peggio ancora se hai giocato al primo capitolo (e ti è piaciuto), allora The Last of Us Parte II Remastered è fatto per te.

C'è tutto ciò che avevi apprezzato nel precedente capitolo, e molto di più. Non è una rivoluzione, sotto nessun punto di vista, quanto piuttosto un affinamento generale, sia in termini di gameplay che di trama (adesso ancora più cruda e "vera"). Non è perfetto, e sotto certi aspetti può mostrare la sua età. Ma resta un gioco capace di emozionare, sorprendere e far discutere, come pochissimi altri.

L'articolo The Last of Us Parte II su PC: vale la pena recuperare un videogioco tra i più controversi e impattanti della storia? sembra essere il primo su Smartworld.